non mi chiedete cosa c'è

non l'ho mai capito

Link

Archivio

oggi
novembre 2009
agosto 2009
luglio 2009
giugno 2009
maggio 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
dicembre 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004
giugno 2004
maggio 2004
aprile 2004
marzo 2004
febbraio 2004
gennaio 2004
dicembre 2003
novembre 2003
ottobre 2003
settembre 2003

Categorie

 

Abbottonami

 

Counter

*loading* onde

 
venerdì, novembre 13, 2009

copertina jpg

ADESSO BASTA - Lasciare il lavoro e cambiare vita

Il primo manuale sul downshifting scritto da chi è riuscito a cambiare la sua vita (senza essere ricco di famiglia o vincere al SuperEnalotto)

Ne sono usciti molti di libri sul tema. Stanno in bella vista in libreria nei banchi più visibili da quelli che hanno poco tempo e quindi entrano ed escono nel giro di pochi minuti. Lì a guardare il loro black berry con l'auricolare attaccato all'orecchio, girano velocemente con sguardo ansioso a cercare l'ultima pubblicazione del Sole 24 ore sullo stato dell'economia cinese, piuttosto che un bignami moderno sul marketing virale per rubare qualche frase ad hoc da buttare lì in riunione e far finta di saperne tutto.

E inevitabilmente lo sguardo viene rapito da uno dei volumi per cui loro sono target mirato. Cose come "vivere con lentezza", libri dai titoli molto espliciti che sono elogi vari a chi ha avuto il coraggio di smettere di partecipare al massacro moderno. Ne ho letti alcuni, senza mai comprarli, soprattutto li ho letti in libreria nel giro di un paio di visite (non è tirchieria il non acquistarli è perché non avrei sopportato di vedere quei titoli nella mia libreria. In particolare non avrei potuto ammettere di essere in target.

Ma questo libro, che mi hanno regalato e che ancora non ho letto, è diverso. La sua forza è tutta nel titolo, non importa cosa c'è scritto dentro. Geniale è stato darle un titolo così: ADESSO BASTA. Scritto tutto maiuscolo in un carattere bastoni, senza grazie ammorbidenti e senza l'eccessivo e fragile punto esclamativo che ci si aspetta di vedere alla fine di questo binomio. ADESSO BASTA. così, lapidario.

Sarà un successo, secondo me.
Foss'anche solo perché esplicita quello che la maggior parte delle persone pensa ogni giorno. E trovarsi così, improvvisamente, ad essere sottotitolati dà un idea di protezione, dà l'impressione di essere stati, in quel preciso momento, finalmente capiti.

Leggo dal retro che l'autore, Simone Perotti per 20 anni ha fatto il manager in azienda e poi ha deciso di mollare tutto, vivere al mare, cercare il vento, spezzare la catena e vivere. Sento molte cose in comune, a parte una. Lui ha 43 anni, io quasi 39+4.



posted by Malì, alle 16:00 | link | commenti (1)

giovedì, agosto 06, 2009

Qualche mese fa, avevo bisogno di capire come funzionava Facebook.

Ho detto, vabbé mi iscrivo così mi faccio un'idea di cos'è. Profilo al minimo per non perdere tempo.

Nel giro di 24 ore mi sono arrivate una cinquantina di mail da nomi che nella mia memoria non significavano nulla o quasi. Eccone un estratto:

- "ma daiiiiiiii fikissimo :)))) ti ho ritrovata!! anche tu su FB, io ci passo almeno 5 ore al giorno, tu?" (tale Silvia B., dubito di essere mai stata amica di una che parla così)

- "... e pensare che ti ho cercata per mare e per monti, che bello rivederti qui" (tale Corrado C., giuro mai sentito...) NB: il mio numero è sull'elenco abbonati Telecom Italia di Roma e sono l'unica con quel nome e quel cognome....

- "giura!!!! dimmi dimmi dimmi quanti bambini c'hai? io 3, uno di 8 e due gemelli di 6, magari se abiti sempre in zona potremmo "pascolarli" insieme a Villa Glori. (tale Francesca D., vago, vaghissimo ricordo di una francesca D delle elementari, in effetti si notavano somiglianze tra lei e una pecora)

- "Ma Ciaoooo! Ricordo ancora quella gita scolastica ad Assisi in 2a liceo, ci siamo presi un gelato insieme tu hai preso cioccolato e nocciola, ti ricordi? Io ci penso spesso" (tale Domenico A., questo me lo ricordo perché mi piaceva ma giuro, non saprei proprio dirgli che gusto di gelato ha scelto lui... e non mi sembrava una cosa cui dedicare nostalgiche riflessioni"

- "Bella!!!!! ke figata pazzesca ritrovarti, quando ci vediamo, quando ci vediamo? Ma lo sai che c'è pure Silvia su FB? (tale Giorgia T. never heard ma credibilmente amica della Silvia B. di cui sopra)

- "Ciao, spero tu non pensi più che io sia un fascio bastardo come mi dicevi sempre..." (Rodolfo F., se glielo dissi, mi sa che lo penso ancora)

- "ciao, porti ancora le clark's?" (Ernesto G., non ricordo nulla ma deve essere uno che sa quali sono le cose importanti della vita)

... e roba simile, per non parlare di quei messaggi di invito a gruppi o di "xyz ti ha aggiunto tra i suoi amici". Ovviamente non ho mai risposto a nessuno e non sono più entrata su Facebook, quasi come fosse un luogo osceno, un paese degli orrori.



Adesso, le seguenti riflessioni vengono spontanee:

1) chi diavolo è sta gente????

2) perché se io non ho alcuna memoria del 95% di coloro che mi hanno scritto, questi stessi si ricordano di me, degli insulti che indirizzavo loro e delle mie abitudini alimentari?

3) ma dove andavo a scuola???

Ma soprattutto....

Dio santo, questi che scrivono in questa maniera c'hanno 39+3 anni...

posted by Malì, alle 15:49 | link | commenti (3)

martedì, luglio 21, 2009

Cammino nei giorni, lontana dal quotidiano, apparentemente presente ma in realtà assente, concentrata a immaginare me in altro da ciò che è.
Ovvero, mi aggrappo di nuovo all'immaginare altre vite...
Oggi sono uno speaker notturno di Radiofaro, l'emittente radiofonica di un borgo di mare che non è necessario saper definire dove si trova. Quel che è bello è la ripetitività dei gesti, dei giorni, più che altro delle notti sveglie. Ripetitivo, eppure ogni notte diverso. In bicicletta vado a lavorare per il mio turno dalle 24 alle 6 del mattino. Lo studio di registrazione si trova proprio all'interno del faro in quella area rotonda che ha vetri tutto intorno e che sa un po' di torre di controllo. un tavolo, una sedia girevole in pelle con ruote, le cuffie, un microfono, un pc o quel che si usa per lanciare i pezzi musicali. Davanti solo mare e luci della notte in mare. Arrivo in studio e do il cambio al collega del turno precedente, non c'è bisogno di parlare, abbiamo parlato tanto, non tra di noi, ma negli anni passati con tanta gente, io e lui ci graziamo reciprocamente da sempre di un generoso silenzio costellato solo dalle solite due frasi, rispondendoci senza neanche ascoltarci.
"c'è movimento in mare?"
"al solito"
Sono sicura che se cambiassi repertorio e gli chiedessi "nevicato molta sabbia stasera?" mi risponderebbe "al solito".
Uscendo, il collega - come si chiama? non lo so, è importante? - fa un cenno verso la macchina del caffé americano per segnalare che l'ha accesa per me. Solo un cenno, non è un gesto gentile è solo voglia di ripetitività. Annuisco e basta, "grazie" suona inutile e superfluo.
"Gentes" è il mio programma, 6 ore di musica, riflessioni libere e senza filo conduttore, notizie locali, avvisi ai naviganti e, se mi va, cronaca dei passaggi in mare. Roba tipo "Giuseppe e il suo Mariamadre tornano prima del solito stanotte, dall'andatura sembra sia stata una buona uscita per la pesca, io dico che è riuscito a intercettare il passaggio di ricciole, domani saprò darvi conferme".
Una volta a settimana all'una in punto, le notizie dal mondo. Roba di un quarto d'ora non di più - perché "bella, che ci importa del mondo?...." (Ivano Fossati) -e le notizie le scelgo io, randomicamente, possono essere notizie di primo piano o più facilmente, fatti assolutamente insignificanti in posti dimenticati da Dio e dai cartografi.
Niente telefonate in diretta, niente fax o sms degli ascoltatori, sono stata chiara con il direttore fin dall'inizio. Me ne frego dell'interazione, io faccio radio, l'ascoltatore ascolta. Se no, se parla, che razza di ascoltatore è?
Comunque non c'è un palinsesto preciso, qualche giorno non ho voglia di parlare e allora vola via un pezzo dietro l'altro, senza una parola. Altre volte parlo soltanto, la musica la tengo bassa di sottofondo e racconto storie inesistenti, mai avvenute, ma così comuni da essere vere.
La musica la scelgo in diretta, guardando in mare come dovesse essere la colonna sonora di ciò che guardo io. Io assisto a uno spettacolo completo audio e video, gli ascoltatori solo a metà. D'altra parte se vedessero, che ascoltatori sarebbero?
Quando passa una nave però apro l'audio e faccio loro sentire la sirena, interrompo qualsiasi brano per lasciar parlare il mare. E' una questione di priorità. Leggo il bollettino del mare, interpretandolo, commentandolo, dando i miei giudizi sulla sua attendibilità.
Qualcosa tipo "sembra ci sarà burrasca da nord ovest stanotte, Forza 8 con locali rinforzi. Io non ci credo, siamo a Forza 5 ora e prima di giorno girerà a Est, vedrete". L'areonautica militare ha presentato anche un esposto diffidandomi dal continuare a interpretare i loro dati scientifici e accusandomi di fuorviare gli ascoltatori falsificando informazioni così essenziali per la sicurezza in mare. Ho evitato di dire la mia sul meteomar per 2 settimane e poi ho ripreso esattamente come prima. E' scientifico: ti controllano solo subito dopo l'esposto.
Verso le 3 e 30 do il meglio di me, di solito, contando sul fatto che a quell'ora non dovrebbero esserci più molti in ascolto. Allora tiro fuori quello che ho dentro, qualunque cosa sia. Sembra che arrivino in redazione molte lettere per me e e-mail sul sito. Mai lette, se sono ascoltatori perché scrivono?
Mentre suona un pezzo io giro in tondo sulla mia sedia, veloce, più veloce per far diventare i puntini di luce del mare tante scie luminose. L'atmosfera intorno a me sa un po' di Saramago, un po' di Simenon e molto, molto dei miei scritti mai pubblicati e qualche volta nemmeno scritti.
Quando comincia ad albeggiare ho fretta di chiudere, il mio regno è la notte, l'alba parla altre lingue sconosciute con accenti molesti.
Lo scambio di battute con il collega del turno seguente è anche qui sempre lo stesso:
"è stata una buona notte?" fa lui
"al solito" dico io plagiando il collega del turno precedente.
Tanto i due non si incontreranno mai, li separa il programma contenitore di attualità e politica locale.
Alle 6 in punto saluto gli ascoltatori con "Buongiorno naviganti, il vostro giorno inizia, il mio è appena terminato". Un po' marzulliano come saluto ma tant'è.
Respiro l'aria del giorno, salgo in bicicletta e pedalando, volo via verso la mia notte al contrario.


posted by Malì, alle 23:42 | link | commenti (4)

lunedì, giugno 01, 2009

Forse è destino che dopo i 40, ops, dopo i 39+1, tutta la vita sia un continuo deja vu.
E così mi ritrovo un'altra volta in un ppm (per i fortunati profani, dicesi ppm, ovvero pre-production meeting, una riunione a cui partecipa un sacco di gente in cui si definiscono i dettagli di uno spot pubblicitario che si sta per girare).
Sono riunioni generalmente lunghe, che diventano ogni anno in media più lunghe. Quando ho iniziato, all'inizio degli anni 90, un ppm comprensivo di pre ppm durava in media 2,5 ore. Adesso prende tutta la giornata. Perché oggi, rispetto all'inizio degli anni 90, si è tutti più logorroici.
Dopo essere scappata dal palazzo infame al grido di "voglio fare la reclàme!!!!", non so come dirvi quello che ho provato. Perché ha dello schizofrenico, ahimé.
Ci ho messo circa 10 minuti ad arrivare a pensare "dio, che palle..." ma il panico è giunto quando assistendo silenziosa al balletto intorno al tavolo ho capito che negli ultimi venti anni io avevo interpretato ognuno dei ruoli a quel tavolo (escluso solo il regista) e quindi sapevo esattamente cosa ognuno avrebbe banalmente detto e perché.
E anche il regista poi... giuro, sarò felice il giorno in cui farò un ppm con un regista che non esordirà con "per prima cosa voglio ringraziarvi per avermi coinvolto in questo progetto, credo molto in questo spot e voglio rendere la storia molto credibile e fare in modo che il pubblico si identifichi immediatamente nei personaggi". Ah quanto mi piacerebbe sentire un regista dire "A dir la verità penso che questa storia sia una cagata pazzesca, cercherò di renderla meno ridicola possibile, anche per evitare di sputtanarmi, ma, figli miei, miracoli non ne posso fare".
Dicevo, mi guardavo intorno e rivedevo me stessa in ognuno di quei ruoli: nell’accountina junior che distribuiva i book del ppm (10 a 1 per lei, io ne facevo sempre un paio in meno di quelli necessari e spesso nella distribuzione mi cadevano per terra), nel direttore clienti (10 a 1 per me, io quella cazzata che dicono tutti i direttori clienti sul fatto che i costumi non devono essere estivi perché lo spot potrebbe essere pianificato anche in autunno mi sono sempre guardata dal dirlo…”, persino nel direttore creativo, ruolo che ho dovuto coprire in quei periodi in cui i creativi erano sotto la soglia X della decenza (0 a 0, mi sembrava creativo quanto lo ero io, né più né meno), nel cliente (10 a 1 per lui, almeno aveva un ppm che vuol dire che aveva uno spot da fare).
E in sottofondo sentivo solo un grandissimo senso di noia.
E un pensiero si insinuava lentamente dentro di me: che palle sta pubblicità.
Cioè? Ero in una azienda immensa in cui ero la mosca bianca che faceva un lavoro di cui aveva competenza, dove tutti non vedevano l’ora che chiedessi di occuparmi di altro in modo da diventare come loro: un dirigente a gestire cose di cui non sa un beneamato nulla. Ed io ad arroccarmi nel mio mestiere, io a ripetere questo è il mio lavoro, questo è quello che ho sempre fatto, questo quello che voglio fare. E che vado a fare? Scappo da lì per tornare sul campo di battaglia della pubblicità e penso “Che palle la pubblicità”?
Schizofrenia allo stato puro, mi sa.
Tocca inventarsi qualcosa…

posted by Malì, alle 20:25 | link | commenti (2)

martedì, maggio 19, 2009

In attesa che finiscano i lavori del mio nuovo ufficio, della nuova sede della mia nuova azienda, del mio nuovo nuovissimo lavoro, mi appoggio in una stanza di una società amica.
E' un palazzetto cielo terra in Prati di 3 piani con tante terrazze e giardini. La terrazza della mia stanza, al primo piano, affaccia sulla terrazza comune al pian terreno, arredata con ombrelloni, tavolini di plastica due sacchi da pugilato rossi (???? ebbene sì, a cosa servono non l'ho capito) e due sedie a sdraio con su scritto "L'onda", chiaramente trafugate da uno stabilimento di Fregene. In questa società lavorano circa 30 persone, età media 30 anni circa. Hanno una cucina attrezzata e un bar da far invidia al Duke's. La terrazza comune non è mai vuota, vi sono almeno 5 occasioni di bivacco al giorno: la colazione va avanti fino alle 11 con un viavai continuo e tranquillo di persone. Vedi passare cabaret di cornetti e succhi di frutta. Per pranzo qualcuno si accomoda ai tavolini con vassoi di pizza presi dall'alimentari di Via dei Gracchi che ti farcisce la pizza con tutto ciò che desideri, ma la maggior parte utilizza la cucina e allora vedi uscire piatti espressi di penne all'arrabbiata o bistecche con patate arrosto. Dopo il pranzo, qualcuno si ferma in terrazza con il suo pc portatile a lavorare da lì, o a chattare non so. Verso le 4 ecco uscire cabaret di pasticcini, un piatto con il ciambellone, succhi di frutta, coca cola etc. Le prime birre fanno la loro comparsa verso le 6 e da poco dopo compare anche qualche Negroni, forse un gin tonic. La centralinista è sempre di cattivo umore, parla poco e frequenta la terrazza spesso per fumare, lei non mangia mai e in un maggio torrido con i 33 gradi di oggi e nessuna nuvola in cielo indossa galosce di gomma alte fino a sopra il ginocchio. A un certo punto R. che conobbi venti anni fa, non vedevo da vent'anni ma ci siamo riconosciuti immediatamente, guarda verso l'alto e mi fa "butta giù la treccia Giulietta" e intavoliamo una conversazione sull'arte contemporanea tra terrazzi di diversi livelli nel caos dei clacson esterni.
Penso al mio ex AD, a quel che direbbe (o urlerebbe) se vedesse tutto questo. Ai suoi tornelli al bar, alle sue minacce ai dirigenti e al suo pensare che siano quelle le soluzioni per far lavorare la gente. Questa società che fa 5 pasti al giorno e che affronta un nuovo progetto brindando con allegria, va alla grande, il suo fatturato cresce nonostante la crisi, la gente lavora sodo, è sempre disponibile, non ha bisogno di staccare la spina perché ama il suo lavoro e se lo porta addosso 24 ore su 24.
"Romeo" mi offre un gin tonic che è il modo migliore, dice lui, di riuscire a tagliare un preventivo.
That's new.
Non bisogna mai smettere di cercare il nuovo, comunque vada ti insegna a ridere del passato.
G., sbrigati a raggiungermi, ti divertiresti un sacco in questo pazzo mondo.
:)

posted by Malì, alle 00:11 | link | commenti (5)

mercoledì, maggio 13, 2009

Mi ci vuole una vita intera per capirmi, mi sa.
E forse non basta. Forse non ne saprò abbastanza neanche quando questa vita finirà e questo vuol dire che non sarò preparata come si deve nella prossima.
Ho capito per ora che dentro di me ci sono due malì, due malì così in contrasto tra loro, così diverse che non riescono a coalizzarsi.
La prima è quella che mi mette nei guai, la seconda quella che se ne accorge.
La prima è incosciente più che coraggiosa. E' quella che quando si comincia a respirare, quando tutto scorre più o meno tranquillo, sente la voglia impellente di fuggire e di mettersi in gioco. Sceglie con leggerezza di fare, sceglie di buttare all'aria le carte e ricominciare tutto da capo. Il tempo di fare questa scelta ed ecco che questa prima malì va in letargo, bastarda, esce fuori scena e chissà dove va a finire. E arriva la seconda. Che ha paura, paura di tutto, paura soprattutto del cambiamento e delle novità. Questa seconda malì è quella che si guarda intorno velocemente e cerca l'albero più alto su cui arrampicarsi, quella che vorrebbe spegnere il telefono e sparire, quella che vorrebbe solo che qualcuno si prendesse cura di lei. E che vorrebbe gridare al mondo: FERMATE TUTTO VOGLIO SCENDERE.

Infatti:.... Fermate tutto, voglio già scendere!

posted by Malì, alle 17:35 | link | commenti (2)

venerdì, aprile 17, 2009

E adesso quanti anni ho?
In questo momento ipercinetico mi sento addosso tutte le età del mondo.
I miei 3 anni, quando papà mi buttò a mare dalla barca per testare la mia “prepotenza di vivere”.
i miei 5 anni quando avevo voglia di chiedere il perché di ogni cosa .
i miei 12 anni quando smisi di gridare “non voglio essere una femmina” e iniziai a capire che in fondo aveva i suoi lati positivi questa cosa.
i miei 15 anni quando mi accorsi che per alcune persone mentire non è un reato.
i miei 18 anni quando era tutto o bianco o nero.
i miei 20 anni quando avevo paura di tutto e quando la paura era la cosa più bella che avevo.
I miei 25 anni quando se non sapevo una risposta la inventavo e ne sostenevo la validità anche di fronte all'evidenza contraria.
i miei 30 anni quando ho conosciuto il dolore e l’anestesia dal dolore che è anche peggio.
I miei 35 anni quando ho cominciato a cogliere le scale dei grigi e a cancellare sia il bianco che il nero dei miei 18 anni
i miei 40 anni di adesso che ho capito che vado controcorrente perché non so fare altrimenti
i 50/60/70 anni che ancora non ho, che chissà se ci arrivo, quando forse razionalità e prudenza l’avranno vinta su questa mia istintività e che, magari, forse allora rimpiangerò me stessa di oggi.

Ho tutte le età del mondo, oggi.
E la testa ancora fra le nuvole.
E la voglia di fuggire via anche dai punti di fuga.

posted by Malì, alle 21:53 | link | commenti (2)

giovedì, marzo 19, 2009

Ci si potrebbe costruire una carriera.
Mi sto abituando a questa meravigliosa invenzione della buonuscita.
Stavolta poi è quasi geniale. 3 anni di lavoro e 2 anni di stipendio per uscirne.
Ahimé sarà l'ultima volta.
Adesso si gira la boa e si cambia.
Da dirigente a co-co-pro, che bella la vita quando non è banale.
Chissà, magari verso i 50 anni mi troverò a fare richiesta per uno stage non retribuito.
E anche questa volta, il timone l'avevo in mano io. Anche questa volta, la parte più bella della recita è la mia. Anche questa volta erano di più quelli dalla mia parte che quelli contro di me.
Non sapessi di essere un'ingenua, penserei di essere una gran furbacchiona.
Tutti dicono, ma sei matta ad andartene così?
Però glielo leggi negli occhi che ti invidiano, che vorrebbero avere la tua incoscienza, che vorrebbero essere come te e non aver paura di buttare tutto all'aria. La verità è che loro non sanno rinunciare perché hanno lavorato tanti anni avendo un obiettivo. La verità è che sono solo io quella che girando in tondo non ha paura di tornare indietro, perché tanto la vita è tutta lì, in quel cerchio, non importa come lo giri.
E poi, c'è sempre il mare e a lui non frega nulla se sei un dirigente o un co-co-pro, a lui basta che tu non ti metta in testa di poterlo governare.
Adesso volo di nuovo e ho ripreso a cantare.
E a scrivere.
E a sorridere.
E a ridere di me.

posted by Malì, alle 23:04 | link | commenti (4)

martedì, febbraio 17, 2009

E ci siamo. Di nuovo.
Dopo 3 anni giusti giusti, eccomi di nuovo alle prese con l'umiliante, noioso e burocratico processo della chiusura di un lavoro: carte su carte, guerre ridicole, valutazioni superficiali e scorrette facilmente contrastabili con i fatti, avvocato da chiamare, carte da raccogliere per portarle all'avvocato, botte e risposte, comunicazioni da inviare con testi come "segnalo che l'aggressività dimostrata palesemente e pubblicamente nei miei confronti mi rendono impossibile svolgere il mio ruolo con la serenità necessaria.... devo richiedere cortesemente che venga tenuto conto del rispetto dovutomi sia in termini di ruolo professionale nell'organizzazione sia semplicemente in quanto persona....etc etc.". E poi ancora, stanare le alleanze contro di me, sbaragliare gli avversari con dati professionali incontrovertibili ma senza eccedere nel disprezzo se no è ancora peggio, districarmi tra finte dimostrazioni di solidarietà e sopportare ognuno che mi invita a diffidare dell'altro e a fidarmi di lui e della sua comprovata lealtà(comprovata????? ma se ce l'hai scritto in fronte che sei un figlio di puttana, tanto che persino tua madre, vista la pubblicità, ha deciso di alzare i prezzi).
Insomma, arieccoci.
Di nuovo qui a vivere qualcosa che se non fosse nauseante sarebbe da trarvi ispirazione per il grande romanzo del malcostume italiano.
Sono stufa di questa ipocrisia italiana come non mai. Ma soprattutto sono stufa di sentirmi dire 10 volte al giorno "io voglio che tu sappia che personalmente ammiro la tua onestà intellettuale, la tua libertà di pensiero, non farti portare via queste doti, sei speciale... Sono costretto a stare al gioco, questo gioco sporco contro di te, sai tengo famiglia... non posso oppormi, devo adeguarmi... ma in fondo all'anima io sento di essere proprio uguale a te"
Chissà com'è tutti i vigliacchi, gli yes man, i delatori, i boia per procura, in fondo all'anima si sentono intellettualmente onesti. Quello che non tollero è che in fondo all'anima si sentano uguali a me. Gente la cui anima ha traslocato da quel dì evidentemente senza neanche avvisare. Tanto che forse converrebbe avvisarli per tempo che magari l'anima la mettono in vendita con la dicitura "nuda proprietà", così si creano un'altra certezza economica questi del "tengo famiglia".
Quando ero piccola mio padre mi diceva sempre "Ciccì, il Sistema lo puoi cambiare, dipende da te"... Cazzate, papà. Se avessi un figlio oggi gli direi "Probabilmente non riuscirai mai a cambiare il Sistema... ma ce devi provà, bello mio, non foss'altro perché se no ti prendo a calci in culo per il resto dei miei giorni".
Vabbé c'è anche il lato comico, basta saperlo notare.
E prima o poi la scrivo questa storia.
Un abbraccio dal fronte a tutti gli uomini (e le donne, ma sempre meglio gli uomini) di buona indole e saggi pensieri.

posted by Malì, alle 21:40 | link | commenti (6)

mercoledì, gennaio 21, 2009

A passi lenti verso la consapevolezza.
Sempre più lontana dal quotidiano e dallo scenario circostante, mi avvicino verso una decisione sempre più chiara nella mia testa, nella mia anima e nel mio cuore.
Faccio conti, conto il denaro da parte e il valore attuale dei beni che potrei monetizzare. Verifico tutto ciò che mi regalo ogni giorno e, tra queste cose, tutto cio cui posso rinunciare. E resta davvero poco. Così poco di irrinunciabile.
Tolto l'essenziale nelle mie spese costanti e quasi quotidiane ci sono: cinema, ristorante, palestra, libri, sigarette, cibo.
- Cinema: sacrificabile o riducibile se è il caso
- Ristorante: vuoi mettere se puoi contrabbandarlo con il tempo di cucinare?scegliere e inventare ricette dei colori del tuo umore, raccogliere i frutti del tuo orto? vuoi mettere?
- Palestra: in realtà è solo l'attività consolatoria dell'ansioso quotidiano attuale, se tolgo l'ansioso quotidiano attuale non serve consolazione
- Libri: ...e ricordo quando da adolescente i libri per risparmiare li leggevo in libreria, ci passavo due ore al giorno e in meno di tre giorni ne finivo uno. Certo una volta ogni due/tre settimane, uno lo dovevi comprare se no il libraio si innervosiva... e poi ci sono i libri usati, c'è tutto un mondo di letteratura da leggere anche senza pescare dalle ultime novità.
- Sigarette: vabbé, qualcosa bisogna pure mantenere...
- Cibo: queste spese aumenterebbero, se si elimina il ristorante, ma il risparmio è di per sé forte.
Con quanto potrei campare al mese, al netto di un tetto sopra la testa e delle spese di quel tetto? Dipende da dove vivo, è ovvio.
Direi 500 al mese, sì ce la farei. Considerando di stare in Italia. Se poi invece parliamo di altri Paesi, boh, in certi casi forse basta meno.
Perché no? Questa volta, in fondo, se questo capitolo lavorativo si chiude, forse, dico forse, non vale la pena di aprirne un altro.
Di qua o di là della barricata della comunicazione, da cliente o da agenzia, il panorama è similarmente desolante. Adeguarmi non mi adeguo, la lotta continuo a farla ma comincia a annoiarmi. E l'inutilità della lotta mi addolora.
Di quel dolore che ti entra nelle ossa piano piano lentamente fino a diventare una fitta costante di disagio.
Basta disagio, voglio respirare.
E' l'inizio di un pensiero, solo il piccolo principio di un'idea...
Ci sarà modo e tempo di pensarlo e costruirlo.
Ci sarà mare e mare per farlo navigare.
Ci sarà cielo azzurro in cui farlo volare.
Ci saranno attimi infiniti da far diventare anni.
La mia anima sta per partire e mica lo so se torna.
:)



posted by Malì, alle 22:27 | link | commenti (7)

mercoledì, dicembre 31, 2008

31 dicembre 2008.
E finalmente ci siamo arrivati.
Un anno che termina con il numero 8 non poteva essere un anno particolarmente buono, era scritto. Quindi basta lamentarsi che è finita. Il prossimo, invece, secondo me promette benissimo:
- finisce con il 9 e il 9, si sa, è un numero generoso.
- inizia con il 2 e 9-2 fa 7, numero ottimale.
- non è bisestile
- Giove torna ad occuparsi del suo segno protetto, il Sagittario (Era ora, Giove, dove cavolo eri andato a cacciarti?)
- Dicono sia l'anno ideale per i segni di fuoco e io sono Sagittario ascendente Leone.
- Saturno nel corso dell'anno fa le valigie e si toglie dalle palle.
- Tutti, all'unanimità, prospettano crisi generalizzata e, si sa, il pessimismo cosmico fa incazzare il fato che è bastian contrario.
Quindi, cari miei, svegliatevi domattina presto e guardate l'alba, spettacolo a cui quelli con un po' di sale in zucca assistono da diversi anni dopo una bella notte di riposo e non di bagordi.
Perché secondo me, i primi a guardare l'alba del nuovo anno (dopo il sonno, se no non vale) sono i primi a beneficiare di tutti i sorrisi del nuovo anno, perché dai, 'sta cosa degli ultimi che saranno primi, lo abbiamo ormai capito che è solo propaganda, no?
E, siccome, dopo tanto sproloquio mi sento particolarmente mistica, io e Giove vi suggeriamo la dotazione minima per garantirsi fortuna il prossimo anno:
Colore da scegliere: blu luce di cavallo
Colore da evitare: come sempre, il verde, in tutte le sue ipocrite sfumature, nessuna esclusa.
Odore da recuperare: Colla Coccoina
Essenza: Vaniglia
Sapore: Liquerizia purissima
Citazione: "Nasciamo tutti quanti matti. Qualcuno (per fortuna) lo rimane" Samuel Beckett con reinterpretazione personale.
Colonna sonora: "By this river", Brian Eno
Film da rivedere: "Il buio oltre la siepe" 1962.Di Robert Mulligan con Gregory Peck
Libro da rileggere: "Moby Dick" 1851 Herman Melville
Strada da percorrere a piedi: Borgo Pio, Roma
Isola: Procida
Lago: evitarli tutti, sono acqua che muore.
Spiaggia: Erbaju, Corsica Sud Ovest
Poesia da imparare a memoria: "George Gray" (Edgar Lee Masters, Antologia di Spoon River)
Canale televisivo a cui dare qualche chance: La7
Quotidiani: nessuno, abbandonarli tutti, è l'anno giusto per dire loro addio.
Telegiornale: Sky TG 24, rigorosamente a volume 0
Faccia televisiva da guardare: Giovanni Minoli, ancora la migliore.
Vino: qualsiasi di buona qualità, basta che non manchi mai
Acqua minerale: dirle addio, quella del rubinetto disseta di più.
Cibo: nessun limite, diffidate solo di quelli a dieta e dei sushi-people
Utensile: Pentola di rame
Regalo da fare: sassi, di tutte le forme e dimensioni
Parola chiave: intelligenza
Termine da non usare: relativo, relativamente e derivati
Espressione: enigmatico sorriso

E tanti auguri, il resto dipende da voi! :)










posted by Malì, alle 13:50 | link | commenti (3)

lunedì, dicembre 29, 2008

I giorni migliori per andare in ufficio sono quelli in cui l'azienda fa la chiusura obbligatoria per far consumare ferie ai dipendenti.
Forte dell'essere dirigente, a cui viene solo consigliato e non imposto di astenersi dal lavoro, ma soprattutto forte di non avere giorni di ferie residui e quindi nulla da consumare, eccomi qui.
In questo palazzaccio infame che quando è vuoto è davvero umanamente splendido, a rendermi conto che i giorni come questo sono gli unici davvero produttivi, gli unici in cui senti di guadagnarti lo stipendio perché, libera da una agenda fitta di inutili riunioni, finalmente lavori, finalmente pensi, finalmente fai qualcosa di vagamente intelligente.
Così, visto che in 6 ore hai lavorato più che in un intero mese normale, ti prendi una pausa e ne approfitti per fare un bilancio spietato dell'anno passato e definisci tristemente quanto segue:
- 80% i progetti su cui ho lavorato e che non sono stati mai realizzati
- 70% le iniziative che dovevano essere chiuse in 4 settimane e che hanno previsto una durata maggiore dei 6 mesi
- 50% le iniziative che dovevano coinvolgere max 10 persone e che ne hanno viste coinvolte più di 100.
- 22 le previsioni di budget 2008 fatte nel corso dell'anno
- 40% il budget investito rispetto alla prima previsione
- 3 mesi di ritardo sulla definizione del budget 2009 (nel senso che non è stato ancora definito)
- 80% di comunicazioni e-mail assolutamente inutili
- 70% di riunioni in cui non si è deciso nulla
- 50% decisioni prese e poi annullate
- 0% di progetti portati a termine come proposto inizialmente

Insomma, bilancio che se lo metti su un curriculum potresti facilmente diventare amministratore delegato di una grande azienda.
Concordando ovviamente una buonuscita coi fiocchi non legata ai risultati.

Ci rifletterò su...

posted by Malì, alle 16:53 | link | commenti

venerdì, dicembre 26, 2008

Sckreeeetcchhhh
mamma mia, rientrare qui è come tornare alla casa al mare dopo una lunga stagione di assenza: sabbia e rami secchi davanti alla porta, ragnatele ovunque, qualche vetro rotto e un gatto che si è assopito sul dondolo al sole in attesa di chissà che o forse, più saggiamente, in attesa di nulla. La cassetta della posta piena fino all’orlo, ci avete mai pensato? Come mai è sempre piena fino all’orlo mai una busta di più, mai una di meno della massima capienza. Forse l’eccedenza vola via, chissà…
Come con la casa al mare, dicevo, viene voglia di accendere le luci per provare se funzionano anche se, fateci caso, quando lo si fa non c'è mai bisogno della luce elettrica, si vuole solo sapere. Di aprire il frigo per vedere se c'è qualcosa, tanto per la curiosità di scoprire cosa diventa una cipolla dopo un anno, o quanto dura un limone, o per cercare di capire cosa c'era in quel sacchetto lì dove ora galleggia solo un liquido marrone...
Per non parlare di quello sguardo che va d'abitudine verso l’alto, verso l'angolo della casa più esposto verso nord e se non trovi macchie d'umidità quasi quasi ci resti un po' male perché il mare d'inverno deve essere impetuoso, burrascoso, tempestoso e portare con se quell'umido che ti entra nella pelle e si annida in fondo all'anima delle cose.
Ma che sto dicendo?
Nulla, come al solito. Muovo le dita e scrivo, semplicemente. Senza sapere da dove parte il discorso e men che meno dove andrà a terminare.
E’ solo che quando mi nasce una immagine nella testa è così vivida, vera, così fatta di lessico visivo comune a tutti noi che mi viene sempre voglia di condividerla. Un po’ come i “quelli che”, solo che le immagini nella libreria della mia mente sono sempre più gentili delle parole.
Ben ritrovati, di nuovo, magari stavolta cerco di essere più assidua.
Tanto per arrivare magari, obiettivo ambizioso, a scrivere qualcosa di vagamente sensato dopo essermi sgranchita le dita e dopo aver sprimacciato un po’ i cuscini.
Intanto fuori, per vostra informazione, il mare è forza 8 e il grecale è salito a 30 nodi.
Ah, se il vento sapesse scrivere…

posted by Malì, alle 18:43 | link | commenti (2)

sabato, luglio 26, 2008

Ho detto no.
Se penso a quanto nei miei 20 anni di lavoro precedente, nell'altra vita, non ci sia mai stato bisogno di chiedermi di non andare in vacanza, di restare a lavorare. Non ce ne era bisogno, non ci andavo, semplicemente. Anzi, tutti i capi e poi i collaboratori a dirmi "devi andare, è stato un anno pazzesco, non so come fai".
E poi quando finalmente andavo, tutti a tirare un sospiro di sollievo perché si toglievano di mezzo quel mio entusiasmo che a volte diventava insopportabile, quella nevrotica energia che adesso chissà dove è andata. E a tirare un sospiro di sollievo perché in fondo si sentivano un po' in colpa e un po' a disagio ad averne di meno di energia.
Stavolta ho detto no. E l'ho detto a chiare lettere.
Ho detto, non posso, mi dispiace. (anzi, mi dispiace non l'ho detto)
Ho ripetuto no, anche quando l'AD ha detto che bloccava le ferie a tutti i dirigenti. Ho guardato i canali di informazione abituali, visto che non c'era niente di ufficiale e allora ciao, io vado per mare.
Tutti a dire "sei matta, non si va mai in vacanza l'ultima di luglio" mica lo dicono perché c'è lavoro, lo dicono solo perché è troppo visibile la vacanza l'ultima di luglio, troppo sotto i riflettori.
Dicono "ma non vedi che siamo tutti qui? non ti dice niente?". Mi dice solo che siete in tanti, troppi, come al solito.
E poi 4 settimane, nessuno prende 4 settimane di ferie.
Si vede che nessuno va per mare, dove 4 settimane sono pochi giorni, non riusciresti neanche ad arrivare in America del sud in 4 settimane.
Si vede che non avete 60 libri da leggere, 100 pensieri da annegare, 1.000 sassi nuovi da raccogliere. Si vede che ve lo meritate di restare on line.
"io se l'AD chiede di rimanere, resto. E non deve neanche chiedermelo per favore", dice R. che spera sempre che qualcuno di quelli che va in vacanza cade così forse la promuovono. E rimani bella mia, che vuoi che ti dica.
Ho detto no. Che bello dire no. E' fantastico negare, rifiutarsi, deludere, abbandonare.
Un'esperienza nuova, da ripetere, in ogni campo della vita. Ci penserò a settembre, forse sarà il "buon proposito guida".
E ora, Mare, prenditi cura di me.

Have a good time, my friends! :)

posted by Malì, alle 13:20 | link | commenti (6)

giovedì, luglio 24, 2008

Rabbia.
Vorrei ucciderti, caro AD.
Non tanto perché rappresenti il fallimento della tua azienda, perché della tua azienda, o meglio dell'azienda di cui sei temporaneamente AD, non me ne frega sinceramente niente, quanto perché la tua azienda è inevitabilmente lo specchio dell'Italia che non funziona, che è destinata a fallire.
Questi 2 anni con voi mi hanno ucciso il sorriso e le speranze. (azz... non devo piangermi addosso, quindi traduco con "in due anni con voi ho perso - mea culpa - il sorriso e le speranze").
Per 30 anni dei miei 39+2 sono stata comunista e oggi so che non sarò mai più di sinistra per il resto della mia vita. Ho ucciso il mio ideale per aver scelto di restare lì dentro dopo quei 15 minuti che mi sono serviti per capire la situazione.
Fanculo Fausto (Bertinotti), se penso a quante volte ho votato per salvare il posto di gente infame...
Rabbia.
Per i posti di lavoro rubati, per la vigliaccheria dei top manager, per il sistema corrotto che corrompe tutti i livelli, anche i giovani.
Rabbia per il naufragio di ogni minima onestà intellettuale. Rabbia perché devo lavorare per almeno altri 20 anni.
Devo allontanarmi rapidamente da voi prima di uccidervi. Rappresentate quanto di più osceno io abbia mai potuto immaginare. Osceno, volgare, deprecabile.
Continuo a esternare la mia diversità e il mio disprezzo senza riuscire a farmi cacciare. Perché voi amate il disprezzo, vi dà la misura del tempo e in qualche modo vi rassicura.
Vorrei multare la vostra impunita incompetenza.
Vorrei denunciarvi, aggredirvi, minacciarvi fisicamente. Vorrei potervi cancellare con un colpo di spugna dal mio Paese, per poter essere di nuovo orgogliosa di farne parte.
Ripenso alle tue parole, caro AD, a quando mi hai risposto che non ti importa se l'azione che vuoi fare è illegale, illegittima, perseguibile per contraffazione, fallimentare. Non ti importa perché tu stai lavorando per te stesso non per l'azienda che rappresenti, non per l'Italia di cui dovresti essere un servitore. Stai lavorando solo per te e non te ne vergogni nemmeno un po'.
Ok, non sto portando avanti i miei buoni propositi ma l'avevo detto che erano rimandati a settembre, no?



posted by Malì, alle 00:37 | link | commenti (1)

martedì, luglio 22, 2008

Qual è il giusto momento per i buoni propositi?
Non lo so, chissene frega, poi, dei momenti giusti...
E poi, non avendo, nei miei 39+2 anni di vita, mai fatto buoni propositi per naturale inclinazione d'animo unita ad un particolare modo partenopeo di intendere le cose, ogni momento è giusto.
Ma soprattutto, se non colgo ora l'occasione, se perdo anche solo un altro attimo a chiedermi se sia il caso, se ci penso ancora un pochino...sono sicura che la voglia di fare buoni propositi mi passa oltre al fatto che sono altrettanto certa che rischio di dimenticare quei famosi buoni propositi.
Appunto, quali erano?
1. Smetterla di piangermi addosso. Ecco questo è ottimo.
il che significa tradurre il mio solito pensiero "la vita mi ha tolto l'entusiasmo, il sistema ha mortificato le mie idee e tradito le mie speranze" in un meno vittimistico "se la quotidianità non mi entusiasma, devo alzare lo sguardo e individuare nuove occasioni di energia".
2. Diversificare. Sì, diversificare mi piace.
Invece di diversificare i sogni come faccio sempre però, meglio diversificare le azioni che proiettano verso quei sogni.
Per esempio, visto che ogni mio momento di allergia al presente si conclude sempre con il pensiero consolatorio di navigare per i mari senza toccare terra per mesi, vale la pena imparare bene lo spagnolo, lingua utile per mare più dell'inglese.
Quindi corso di spagnolo.
E' solo un esempio eh? Ci sono anche corsi di arti marziali, danza del ventre, apnea subacquea, ikebana, massaggi orientali, lettura dei tarocchi, storia delle religioni, che ne so...
3. Scrivere, magari imparando come si fa. Studiando quei sistemi che ti permettono di dare un metodo al tuo scrivere, che ti consentono di avere uno schema di ciò che vuoi dire, di buttar giù una traccia, di svilupparla, di limarla, di finalizzarla. Insomma, saper scrivere, non come faccio io che scrivo e basta e che alla fine della riga non ricordo più cosa dicevo alla riga precedente.
4. Diventare una persona ordinata. L'ordine regala equilibrio. Pretendere da me stessa di saper tenere una scrivania in ordine, un'agenda aggiornata, di buttare quello che non serve e conservare quello che è utile. Ma soprattutto saper individuare il posto per le cose, sistemarle, saperle ritrovare. Sembra un proposito irraggiungibile questo per me, ma chissà, magari G. mi aiuta davvero, un passo per volta. Non pretendo di arrivare a tenere le matite come fa lui tutte posizionate con la punta verso l'alto e temperate uguali, ma vorrei almeno il 30% del suo schematismo mentale.
5. Sorridere un po' meno. Quelli che sorridono sempre insospettiscono gli altri, nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore li indispettiscono, li offendono, li inducono a darti cattive notizie.
Tra il sorridere sempre e l'avere la faccia incazzata ci sono milioni di espressioni, malì. Esercitati su una riservata e misteriosa espressione di mezzo, indecifrabile ai più.
6. Smettere di dire sempre e comunque quello che penso. Nell'ultimo anno mi sarò sentita fare i complimenti (falsissimi!!!!) almeno 100 volte per la mia "meravigliosa schiettezza". Ma se è così meravigliosa sta schiettezza, com'è che non l'adotta nessuno? Ce ne fosse uno che mi ha imitato... vorrà dire qualcosa, no?
Perdindirindina, ben 6 nuovi buoni propositi. Evito quello sullo smettere di fumare, perché è già il buon proposito del mio medico e non vorrei aiutarlo a raggiungerlo, deve farcela da solo a farmi smettere.
Bene, da settembre, prometto, comincerò a compiere piccolissimi ma determinatissimi passi avanti nelle 6 direzioni indicate.
Da settembre.
Fino ad allora mare, autoindulgenza e beata incoscienza del continuare ad essere me.
:)



posted by Malì, alle 00:22 | link | commenti (2)

domenica, luglio 13, 2008

senza più idee, mi incammino nei giorni, uccido formiche che inseguono sogni, volto la testa se qualcuno chiama il mio nome, ma dall'altra parte, perché il mio nome non è più. Vorrei restringere il campo visivo, annullare dei colori, togliere il verde da ogni immagine, cancellare parole, che ce ne facciamo di tutti questi termini, ormai? Vorrei usare solo la voce, sparire ed essere solo un doppiatore, raccontare qualcosa inventando lì per lì. Doppiare la vita degli altri senza seguire un copione, trasformare dialoghi quotidiani in dialoghi impossibili. Vorrei poter essere invisibile, quando ne ho voglia, passare attraverso i muri, sentire i rumori di un mondo lontano ed annullare i rumori dei miei passi. E ricordare le parole di tutte le canzoni che ho ascoltato. E fare delle liste, riempire la mia testa di liste perfettamente ordinate. Vorrei svegliarmi domani e scoprire che la tecnologia non esiste, imparare di nuovo a scrivere con una penna sul foglio, essere irreperibile, rompere tutti gli orologi del mondo e poi chiedere "che ora è?". Vorrei trovare un posto per tutti i miei libri, per non sentirmi in ansia ogni volta che ne compro 10. Vorrei cadere senza farmi male, respirare sott'acqua, vedere nel buio, sentire le immagini, vedere le voci dei vecchi.
Ma che cavolo vado dicendo? Ecco, vorrei semplicemente non chiedermelo più.

posted by Malì, alle 22:19 | link | commenti (2)

sabato, luglio 12, 2008

Oggi è il giorno delle riletture.
Ho guardato indietro e ho rivissuto l'addio alla mia vecchia agenzia, quella in cui ancora oggi tornerei se solo ammettesse che la soluzione migliore per vincere è quella di restaurare il passato, recuperare quei valori che ha irrimediabilmente perduto.
Rileggendo la mia lettera di commiato e le risposte che ricevetti, mi rendo conto che quella passione del lavoro non ce l'ho più, non perché sia cresciuta ma solo perché la vita mi ha allontanato da lei.
E rivedo quello che ero: l'inguaribile idealista.
Cosa sono oggi? sono una persona delusa e disillusa, che ha visto attraverso la sua finestra privilegiata sulla cosa pubblica una irrisolvibile verità: l'Italia è spacciata. L'italia non ha speranza. La sinistra non è meglio della destra, non è meno corrotta, forse lo è di più, perché lo è da più tempo.
E questo ti fa sentire tradita, pensando a tutto quello in cui hai creduto che erano vane chimere, luoghi comuni, finti specchietti di profondità culturale. Dietro la copertina c'è dappertutto lo stesso inganno.
Cosa è meglio? la consapevolezza di oggi o l'indomita ribellione di ieri?
non ho dubbi. Restituirei volentieri tutto quello che ho appreso sulla realtà, tutte le verità che sono venute alla luce per riavere indietro quella beata speranza, o meglio, quella meravigliosa, incosciente convinzione che ognuno di noi, badate bene non io, ma chiunque lo desideri, possa cambiare il mondo e il corso delle cose.
Quando capisci che l'onestà intellettuale non vince, il mondo cade e quasi quasi non te ne importa più nulla.
Datemi un faro e un posto da guardiano del faro. Datemi il nulla, saprò farne miglior uso che del tutto.

posted by Malì, alle 02:12 | link | commenti

venerdì, giugno 20, 2008

"complimenti! hai dimostrato coraggio" mi ha detto G. oggi
Ora che ci penso, ho sempre avuto questo coraggio, in tutti i miei 20 anni di lavoro alle spalle. Però, quanto è stato facile averlo, in fondo, tutto sommato, il prezzo che ho pagato non è mai stato caro. Ricordo facilmente tutti quei momenti di ostinato coraggio (i più lo hanno definito incoscienza e non avevano torto) della mia vita lavorativa:
quando dissi a "nothing man", se vuoi usiamo la modella che ci hai indicato tu ma sia chiaro che è una tua imposizione contro il parere dell'agenzia. Era chiaro che "nothing man" voleva solo piazzare la sua amante di turno, era chiaro che dicendogli così io lo mettevo con le spalle al muro, con il rischio di dover sostenere da solo davanti ai suoi vertici quella scelta, era chiaro che avrebbe rinunciato per poi farmela pagare. Tutti dicevano "sei pazza, ti contesterà con altri motivi e perderai il lavoro". Ma poi non lo fece. Ed è facile capire perché: chi si comporta male non odia chi si comporta bene, non ne ha motivo. Non pagai il mio coraggio, tutto si risolse bene.
Fortuna. Solo fortuna.
Quando dissi all'agenzia di andare al diavolo, nel momento peggiore per perdere il lavoro. Neanche il tempo di firmare l'accordo per l'uscita e avevo già un'offerta per un nuovo lavoro, pagato di più e più prestigioso.
Fortuna, solo fortuna.
Adesso chissà, magari la mia dose di fortuna è finita. Magari tra un anno mi pentirò di aver così scientemente provocato la mia uscita dall'azienda.
Oggi no. Oggi voglio ancora godermi la gioia dell'incoscienza e dell'incapacità di trovare un compromesso.
Voglio essere ancora fiera di essere entrata in quella stanza e di aver detto la verità. E' così tanto più facile rischiare la vita che mentire.
In fondo, non sono stata coraggiosa G., ho solo scelto quella che per me è la strada più facile.
Ognuno ha le sue priorità, le mie sono ancorate alla rabbia di conservare l'onestà intellettuale.
Vada come vada, il vento non smetterà di soffiare per questo
:)

posted by Malì, alle 00:13 | link | commenti (3)

mercoledì, maggio 21, 2008

Et voilà, eccomi qua!

Perché sarà pur vero che ero scomparsa ma, mai perdere le speranze, malì ogni tanto perde la strada ma poi torna sempre al punto di partenza.
Il problema è che ogni volta che passa dal via nessuno le dà le famose 20.000 lire ...(se non sapete che vuol dire, significa che a Monopoli non ci avete mai giocato e allora avete quantomeno meno di 20 anni e io dovrei odiarvi per questo).

Perché sono stata via? non lo so
Dove sono stata? Nei soliti posti a chiedermi perché ci stavo
E' così importante che sia stata lontana? Ma no, direi di no.

Non vi siete persi granché a parte una caduta clamorosa dal motorino con conseguente lussazione (stavolta non per colpa mia, questa sola è la novità).
Ora che ci penso, la mia latitanza da questo luogo è coincisa perfettamente con l'assenza della mia barca dall'acqua per rimessaggio. Ora, con la sua chiglia perfettamente linda, i suoi ritrovati 7 nodi di velocità di crociera, il suo innovativo e ecologicissimo nuovo serbatoio delle acque nere (vi risparmio la descrizione d'uso), è tornata in banchina e mi aspetta ogni venerdì sera con l'ansia e la trepidazione che raramente ho riscontrato negli uomini che mi hanno attesa.

Be' sono tornata.
Chissà se ve ne accorgete. Posso provare ad aprire le finestre e gridare "Ehi sono qui!!!! Tornate a trovarmi!!!!"... ma c'è una novità, in questo meantime ho deciso di detestare quelli che gridano. Quindi aprirò la finestra ma mi limiterò a fischiettare "Empty Sky" che secondo me può funzionare altrettanto bene.

Per ora mi fermo qui, quando le parole restano dentro per tanto tempo, poi fanno fatica a mettersi in fila ordinata per uscire.

Ben trovati, ragazzi miei.
Domani è un giorno nuovo e il vento soffierà più forte

posted by Malì, alle 22:10 | link | commenti (5)

mercoledì, gennaio 16, 2008

Sono diventata una nostalgica della prima repubblica, mi sa.
Eh si', quando le cose diventano chiare meglio dirle, così piatte, senza mediazioni, che di mediazioni quelli come me ne hanno piene le scatole.
Nulla di politico, sia chiaro, ma la verità è che sempre di più mi accorgo di guardare con ammirazione e fiducia quegli esseri umani più, meno o per niente importanti, che oggi hanno tra i 60 e i 70 anni e nei cui occhi scorgi quella luce ironica che è come un tratto distintivo.
Sono alla fine del loro periodo lavorativo e affrontano con grazia i prepensionamenti decisi per loro dai loro stessi allievi oppure si confrontano con quello strano nuovo lavoro che è la consulenza, senza piu' segretarie e con un cellulare con la suoneria che gli ha impostato il nipotino. Che poi quando gli suona quel cellulare per prima cosa lo guardano come a chiedergli "cosa vuoi che faccia?".
Se li ascolti - ma non li ascolta più nessuno - hanno delle verità meravigliosamente semplici da raccontarti. Ma soprattutto hanno trovato la giusta modulazione di volume per raccontartele, non urlano, non ripetono, non scalpitano per tenere la parola. Hanno qualcosa da raccontarti e lo faranno anche se a metà del loro discorso tu, vittima della tecnologia di oggi, dovrai distogliere la tua attenzione per un sms invadente a cui non potrai fare a meno di rispondere.
Ti guarderanno con condiscendenza perchè sanno, nella loro matura saggezza, che fossero nati 20 anni prima farebbero proprio come te.
Ma io non ho fretta di leggere gli sms e spesso non ho niente da rispondere nel breve, frenetico, efficientissimo spazio di un sms. E allora l'over sixty dell'Eurostar delle 18 da Milano che mi sta raccontando la sua verità resta stupito e felice, forse, che una ragazza abbia ancora voglia di ascoltare più ancora che di interagire.
La verità è che mi piace quel suo modo di vedermi ragazza e quel tenero, pacato, generoso sentimento di trasferire conoscenza.
L'over sixty lo sa che il mio mondo è popolato di cinquantenni che sono yes men per paura di perdere, yes men che non ammetteranno mai di esserlo e che risponderanno sempre "non serve l'approvazione dell'AD, sono io che decido" proprio perchè sanno che non hanno e non avranno mai la facoltà di decidere nulla e allora meglio che fingano di condividere le scelte che non riescono neanche a comprendere o, meglio ancora, esasperino quelle scelte evidenziandone inconsapevolmente il ridicolo.
Cinquantenni condannati alla longevità del loro leader che vivono nella continua paura che qualcuno più yes man di loro possa essergli preferito. O peggio, qualcuno meno yes man, perchè si sa i leader sono incostanti, qualche volta per cambiare gli piace avere accanto qualcuno che dice quel che pensa, dura poco ma quando succede è come uno tsunami per il povero cinquantenne yes man che tiene famiglia. Che deve mettersi lì in un angolo ad aspettare che questa stravaganza passi e che il leader riabiliti loro, fedeli nei secoli di quella fedeltà al potere che solo gli infedeli per vocazione sanno avere.
E l'over sixty sa anche che il mio mondo è popolato di coetanei quarantenni yes men per calcolo. Più intelligenti e più cinici della generazione precedente sono mercenari orgogliosi della loro scelta, "attaccano l'asino dove vuole il padrone" senza fingere di essere d'accordo perchè sanno che si fa così.
Dove andavate a scuola coetanei miei, cosa avete letto, cosa avete sognato ad occhi aperti per aver scelto una strada così diversa dalla mia? Eppure, lo ricordo bene, avevamo ideali simili quando eravamo under 20, l'unica lezione da cui ero esonerata a scuola era l'ora di religione, l'avete appresa lì questa arte di vivere? Possibile che mentre io stavo seduta sul pavimento del corridoio fuori dall'aula a leggere Neruda e Walt Withman e Chatwin o immaginando di trasporre in film l'antologia di Spoon River, mentre io lasciavo scorrere il tempo così, possibile che voi stavate imparando a sentirvi a vostro agio nel mondo che sarebbe arrivato? Non erano questi i patti, avreste dovuto affrontare ben altre questioni in quell'ora, o no?
Il mio over sixty lo capisce che non so se sentirmi più vecchia dei vecchi o più giovane dei giovani, lo capisce che non trovo un mio posto nel mondo e sorride. E forse lui ce l'ha la risposta a tutto questo, ma sa anche che non esistono risposte che possano valere più del tempo di un sospiro. Sorpreso, intuisce che lo invidio un poco e si sente in dovere di dirmi: "non eravamo migliori, avevamo soltanto un po' più di classe e molte meno frustrazioni da sfogare".
Invece erano migliori, io li ricordo gli AD di ieri, ricordo la loro grazia e la loro astuzia, la loro sicurezza e il loro coraggio e i loro yes men, anche quelli, sembravano un po' più dignitosi.
Ma forse, come dice il mio over sixty dell'eurostar delle 18 da milano, erano solo i miei occhi che erano meno consapevoli, meno allenati a riconoscere i bluff.
Voglio una vita a contatto con cose più semplici, voglio perdere questa dannata consapevolezza che non mi aiuta, voglio non accorgermi di quel che accade, voglio che riescano a ingannarmi, voglio non sentire piu' così chiara sulla mia pelle quella disperazione di chi è condannato a fingere di essere migliore.
E il mio over sixty, con la sua saggezza e un poco sottovoce, mentre il treno piano piano arriva a Termini, mi dice "E' il dramma di crescere, mia cara, ma non preoccuparti, arriva un momento in cui si ha il diritto di regredire e allora non ti accuseranno più di essere ribelle ma solo di essere rincoglionita".
Ecco, voglio il diritto di essere rincoglionita. Già ora.

posted by Malì, alle 10:09 | link | commenti (19)

lunedì, dicembre 24, 2007

Ed è un natale un po' così.
Meno felice di altri, più felice di altri.
Un natale in cui non si pretende più assurdamente che tutto sia a posto, che tutto sia buono. Ma si riflette consapevolmente sul fatto che il buono e il cattivo di ogni cosa dipende un po' da noi. Solo un po', non completamente. Ho capito che non posso cambiare il mondo e non posso controllarlo, ho capito che sono solo una parte del tutto e che c'è del bello anche solo a guardare. Ma ho anche capito che si può partecipare anche quando non si è protagonisti e che ci sono scene in cui è sufficiente un cameo. Il 2008 sarà in salita ma ho le gambe forti e stavolta cercherò una salita più morbida, lasciando le vette da scalare agli altri. Perché non è solo vero che non tutti abbiamo la forza di scalare una vetta, è vero anche che non tutti abbiamo la voglia di farlo. A qualcuno di noi, alla fine, piace di più restare a dislivelli più bassi, meglio ancora vicino al mare. Nel 2008 voglio trovare il modo di vivere senza stravivere, di assistere ogni tanto alle cose senza armarmi e partire. Ma sopratutto voglio imparare ad ascoltare e voglio fare in modo che i miei pensieri qualche volta restino pensieri, preziosi, da custodire, non sempre da affermare o da condividere. Voglio dare un po' meno di me stessa per non ubriacare di me chi mi circonda e per tenere qualcosa e lasciarla crescere dentro di me. Voglio cogliere le differenze e imparare da chi è diverso di me quel buono che io non ho. E capire, cambiare idea, acquistare sfumature. E trovare il tempo di sedermi sulla spiaggia a ridere di me.
Buon natale e buon viaggio

posted by Malì, alle 14:51 | link | commenti (2)

sabato, dicembre 01, 2007

Ok, è passato.
Niente barattoli con i risultati dell'anno da mettere sullo scaffale, quest'anno.
Che diavolo ci potevo mettere? Quale nuova consapevolezza? Quale lezione?
Ho imparato che c'è sempre quel pizzico di follia dentro di me, che so ancora alzare la voce ma anche che so ridere di me e degli altri, che ciò che mi faceva schifo un anno fa, mi fa ancora schifo, né più né meno come allora. Non ho smesso di cercare i perché e di volgere la faccia verso il vento. Non ho neanche disimparato a piangere, né a salire sull'albero poco prima di uccidere.
Ho scoperto che l'amicizia può nascere ogni giorno e può morire senza neanche salutare. Ho capito che la vita mi piace anche se non la sto usando abbastanza.
Ho realizzato che meno male che non sono credente perché dei 10 comandamenti non ne ho rispettato neanche uno e mica lo so se esiste un condono così allargato. Ho riscoperto che faccio sempre meno fatica a provare sentimenti buoni che cattivi.
Insomma, sono sempre io. Sono sempre qui. Solo, semplicemente un passo dopo ieri. Anche se per fare quel passo, io che giro in tondo, ne faccio di chilometri.
39+2 è un po' più faticoso da sostenere, perché 39+1 aveva un senso, ma ora sembra arbitrario, perché non 37+4? . E poi c'è G, cui la natura ha regalato, tra le altre cose, tutta la dose di cinismo di una intera generazione, che dice che 39+2 può essere anche tradotto con 50-9. E me li chiami amici....
Poi c'è M. che è sempre lei e allora tutto torna più felice, perché i giorni si mescolano e si confondono, i giorni, le esperienze, le sensazioni vissute, le illusioni mai perdute.
E allora fai la somma e dici che in fondo in fondo sei felice di essere te, anche se sai che di te non resterà nulla, perché mica è scritto che ognuno deve lasciare qualcosa, qualcuno può pure semplicemente sparire. E capisci che forse non lascerai nulla perché chi ha paura dell'abbandono non può permettersi di abbandonare nessuno.
Fragile. Non mi sono mai rotta ma ho sempre saputo di essere altamente fragile.
Quello che non ho ancora capito è se è una cosa buona oppure no.
Tanti auguri malì.

posted by Malì, alle 00:47 | link | commenti (4)

giovedì, novembre 22, 2007

"Sei nell'anima e lì ti lascio per sempre
sospeso e immobile, fermo immagine, un segno che non passa mai"
(Gianna Nannini)

Ci sei, oppure no.
Non lo so, ma "sei nell'anima e lì ti lascio per sempre, sei in ogni parte di me, ti sento scendere tra destino e battito"
E' una sera di pensieri e di calore buttato via.
Quanto inutile calore sprecato al mondo, quanti occhi che si cercano per non trovarsi davvero mai. Quante occasioni lasciate andare per fuggire lontano dalle tentazioni. Quanta paura di vivere per non perdere quello che si ha.
Quanta ipocrisia nel non vivere ma nel pretendere di sentirsi liberi e non decidersi mai ad esserlo veramente.

"Pace a me che non so amare ancora quel che ho e non so non amar quel che non ho" (Claudio Baglioni)

Ci sei, oppure no.
Non so mai capire quel che esiste e quel che è solo illusione ottica. Non so scindere, non so distinguere, non so riconoscere.
Ed è il bello di me.
Questo non crescere, non dedurre, non interpretare.
Lascio fare agli altri, dando solo e semplicemente tutto di me.
Una generosità che ha un tempo, ma gli altri non accettano il time limit, gli altri sono coerenti e se tu sei generosa oggi, pensano che tu possa esserlo anche domani, o fra un anno.
Invece no.
"Sei nell'anima e lì ti lascio per sempre" ma avrà un posto speciale solo il ricordo di te nel tuo momento migliore, quello in cui eri pronto a lasciarti andare, quello subito prima che tu lasciassi vincere la tua razionalità.
Poi dopo, potrai anche perderla quella razionalità ma sarà troppo tardi.
E lo capiscono sempre quando è troppo tardi.
Quando hanno pianificato il tutto e hanno dato un peso e un confine alla loro libertà.
Io voglio solo un uomo che senza sapere quanto è alta la rupe, mi prende per mano e si butta giù. Il tuffo in mare vale se non sai quanto è lontano da te e quanto sarà duro l'impatto.
Altrimenti è matematica e organizzazione e per quello devi scegliere qualcuna diversa da me.
"Sei nell'anima e lì ti lascio per sempre" ma se vuoi volare con me devi cogliere l'attimo o mai più.


posted by Malì, alle 23:44 | link | commenti (2)

lunedì, novembre 19, 2007

Sono cresciuta ma non sono cambiata.
Non nelle cose essenziali, quelle genetiche, costituzionali. Non cambierò mai, mi sa.
E penso ad E. in questi giorni, al fatto che se mi vedesse oggi direbbe ancora con una punta di rancore e una di orgoglio come diceva di me allora: "Lei è la dimostrazione vivente che sono tollerante anche verso il fondamentalismo islamico".
"Sei troppo integralista dell'etica" mi diceva "la vita ti insegnerà il compromesso, ti insegnerà che non sempre devi affermare quello che pensi quando capisci che quello che pensi può danneggiarti, strano che non te l'abbia ancora insegnato ma te lo insegnerà. Ti stimo per il tuo integralismo, ma allo stesso tempo, mi fai rabbia perché sembri non capire che ti distruggerà".
Alla fine, non è cambiato nulla.
Metto ancora, come allora, tutto a rischio per una questione di principio. E' una scelta naturale che mi fa dormire sonni tranquillissimi. E' una scelta che non mi distrugge ma mi rafforza. Provo ancora come allora, l'orgoglio e anche una sciocca adrenalina da Giovanna D'Arco per la mia diversità.
E più l'ambiente intorno è differente, più mi sembra che la mia scelta sia giusta.
E tutto diventa facilmente consequenziale.
Anche domani. Quel che sarà sarà. Ma nessuno osi dirmi che devo censurare quello che penso. Nessuno osi dirmi che questo è il sistema. Nessuno si permetta di dirmi che questo mio modo di essere non fa di me un manager d'azienda solo per giustificare il proprio modo vile di essere un manager d'azienda.
Caro AD, se sono gli yes men quelli che cerchi, fai bene a liberarti di me. Io non lavoro per te, lavoro con onestà intellettuale per l'azienda che mi ha assunta e che mi paga. E' solo una coincidenza che tu ne sia in questo momento l'AD.
Puoi mandarmi via ma non puoi farmi cambiare idea.
Io non è che mi piego ma non mi spezzo, io non mi piego proprio, caro mio.
E se domani si torna a ricominciare da capo, pazienza, "quelli che cadono, se sono bravi prima o poi si rialzano" diceva F. e quello che dice F. ha sempre una profonda verità.
Vedremo, se sarò ancora brava mi rialzerò e se no, mi sdraierò a guardare il cielo per un po'.
Il successo non ce l'ha mica ordinato il medico, sai?

posted by Malì, alle 22:54 | link | commenti (5)

venerdì, novembre 09, 2007

"Conserviamoci ancora un pergolato di tranquillità, e un sonno pieno di sogni dolci, e un respiro forte e quieto." (John Keats)

Ebbene sì. La voglia di scrivere ha latitato per un po'.
Forse perché ci sono molte censure in questo momento dentro di me, censure da adolescenti, quelle in cui ti scappa da ridere a pensare di parlare di qualcosa. O forse perché il mio mondo attuale è così spaventosamente pieno di parole inutili che il silenzio racconta molto di più.
Lo so, sto guardando la vita accadere, sto seguendo il corso e chi mi sta intorno si illude che io sia consapevole e consenziente.
Neanche un po': vi sto solo osservando tutti.
Sto annuendo ai vostri giochi, sto interpretando quello che volete che io sia tanto per vedere dove volete arrivare.
Non vi è dubbio dentro di me che il momento in cui premo il pulsante e dico "grazie, io scendo qui" è molto molto vicino.
Forse stavolta non dirò nemmeno grazie. Non per maleducazione, solo perché è tutto già visto, tutto già vissuto, tutto così incredibilmente conosciuto.
Oggi potrei innamorarmi dell'inconsueto, ma l'inconsueto è in sciopero da mo', come fosse stato abolito per consenso universale.
Dio, quanto vorrei lo stupore delle non solite parole, dei cambi di percorsi, del coraggio di osare, di qualcuno che dica "non so dove porterà questa strada ma ho voglia di percorrerla".
Potrei innamorarmi di due occhi coerenti con le parole che la relativa bocca sta pronunciando, potrei innamorarmi delle non esagerazioni, della semplicità di un pensiero, della sincerità di un'emozione.
Ma credo che gli esseri umani si stiano negando il lusso dell'emozione o quanto meno vogliono controllarla, gestirla, guidarla e darle un tempo di scadenza.
Potessi, distruggerei la razionalità, ma non posso, posso solo rifiutarmi di seguirla, fingere ogni tanto di adottarla tanto per smettere di sentirmi dire "sei strana". Faccio passi avanti comunque, una volta mi dicevano "sei pazza". Ma chi lo sa se è meglio "pazza" o "strana"?
Sto prendendo tempo. La mia pigrizia, come al solito, mi porta a lasciarmi cullare dalle onde sapendo che prima o poi arriva la corrente giusta e solo allora potrò allontanarmi senza fatica.
Che dire? Domani è mare e la verità si trova solo là.
Mi farà bene, lo so già, e tornerò ancora più paziente nei confronti di questa noia. Per un po', ancora per un po'... poi "bip" e "grazie, io scendo qui"

posted by Malì, alle 21:33 | link | commenti (9)

sabato, ottobre 13, 2007

Oggi Eugenio ha compiuto 100 km. Adesso, chiariamo subito che è mostruosamente idiota domandare perché battezzo un motorino. O meglio, più che mostruosamente idiota è imbarazzantemente logico e banale. Considerato che ho appena deciso di eliminare fisicamente tutto ciò che di logico e banale d'ora in poi mi apparirà lungo la strada, quanto detto suoni come buon consiglio.
Al massimo posso accettare la domanda sul perché l'ho chiamato Eugenio. Tre validi motivi:
- è bello e nobile nella sua livrea grigio piombo, elegantissimo, tanto che a salirci sopra senza un completo di Armani ti senti un po' in difficoltà.
- Eugenio a Napoli diventa "O Genio" e si vede subito che questo sarà un motorino intelligente.
- perché non somiglia a un Marco, un Giorgio, un Filippo, un Vincenzo e meno che meno a un Massimo o un Pietropaolo. Poteva essere solo un Andrea o un Eugenio ma alla fine ho deciso che aveva proprio la faccia da Eugenio.
(evitiamo la domanda sul dove tiene la faccia un motorino, please)
Dicevo, slalomavamo insieme lungo viale Parioli quando, zac! il contachilometri segna 100.0.
Gegé lo so, non sono tanti, ma che vuo' fa, con una media di 4 chilometri al giorno mica possiamo raggiungere il record. C'è gente che ogni giorno si fa 20 chilometri ad andare e 20 a tornare per raggiungere il posto di lavoro e io e te invece possiamo fare la sfida di non mettere mai i piedi a terra lungo tutto il tragitto e prima o poi vinceremo perché quei tre semafori prima o poi capiteranno tutti verdi.
Quando cambieremo lavoro, allora sì, capiremo quale era il grande vantaggio del palazzo infame.
Abbiamo festeggiato con un grande gelato (quelli da 3 euro) cioccolata, nocciola e panna. L'ho mangiato io ovviamente ma sono riuscita a non sporcarmi e Gegé mi guardava con molta soddisfazione. Questo motorino farà di me una gran signora, me lo sento, con o senza Armani.

posted by Malì, alle 20:26 | link | commenti (18)

lunedì, ottobre 08, 2007

Che liberazione: è arrivato, con discreto ritardo rispetto alla prima comunicazione, l'ammontare del 100% del mio MBO.
15.000 miserabili euro, che tradotti in netto vorranno dire max 9.000 miserabili euro. Fai conto che non essendo tenuti a farlo non ti riconosceranno mai il 100% del raggiungimento degli obiettivi ma riusciranno a attestarsi sul 60%. Il che vuol dire circa 5.000 miserabili euro.
E te pare che io per 5.000 miserabili euro mi vendo la mia professionalità portando a termine un progetto ridicolmente sbagliato?
Scordati quel nuovo marchio, caro mio...
Bello rinunciare a qualcosa quando sai quanto vale!

posted by Malì, alle 21:55 | link | commenti (2)

venerdì, ottobre 05, 2007

Ecco è passato qualche giorno e ci si può ripensare.
Avevo riposto grande fiducia nel mio incontro con A. Aver scoperto tutto a un tratto, dopo anni che non lo vedevo, che è diventato un head hunter di quelli sulle posizioni importanti è stato come scoprire improvvisamente la pentola d'oro alla fine dell'arcobaleno. Finalmente un head hunter amico, la cosa migliore che ti può capitare nelle mie condizioni. Avevo aspettato il giorno dell'incontro con lui pensando che fosse anche il giorno in cui avrei potuto iniziare a salutare i palazzisti con un bel sorriso e un "a mai più rivederci".
Invece A. mi ha regalato un quadro della situazione ben più sconfortante di quello che avevo io. "Roma è una città morta" ha detto lapidario "nei prossimi 5 anni prevedo che ci saranno al massimo 2 posizioni interessanti per te e sicuramente un centinaio di candidati pronti ad ammazzare pur di occuparle".
Non basta, perché dopo aver proferito la condanna "O Milano o morte" - e qui si ricomincia a valutare il concetto stesso di morte - mi ha anche detto "sappi che tu te ne devi andare da quel palazzo, il mercato sta giudicando male il tuo restare lì dentro e il mercato ti concede al massimo un errore, dopo di che... bum... sei spacciata".
Con amici così chi ha bisogno di nemici...
Poi mi ha prescritto un mese di riflessione seria sulla mia ostinazione di non voler cogliere le opportunità milanesi per poi risentirci e ha concluso "Massimo a dicembre 2008 dovrai necessariamente essere fuori di lì e fino ad allora tieni duro e conta le relazioni che hai, su quali contatti importanti puoi fare affidamento, insomma"
Non ho bisogno di un mese per contarle, direi nessuna.
Bene, ora l'ho scritto e anche questa flebile speranza può essere accantonata.
Stasera M. è a Roma, vado a farmi un tuffo con lui in un ettolitro di calvados a campo de' fiori.
E se mi dice, dai vieni anche tu a Milano, giuro è l'ultima cosa che dice.

posted by Malì, alle 21:10 | link | commenti (4)

giovedì, ottobre 04, 2007

Aridaje con l'ingegnere della palestra. Lui, la sua amicizia col mio AD e il suo ossessivo invito a prendere un caffé. E che cazzo, ma non molli mai, ingegne'?
Io sono una che sorride sempre, come gli sciocchi, esattamente così. Mo', l'avrai capito ingegnere che a te manco te sorrido più? Non si può, dico, per tre anni frantumare l'anima alla gente chiedendole di vederti. Cioé, dopo che per circa 50 volte hai detto "ci vediamo per un caffé o per un pranzo o per una cena" e che per 50 volte io ho glissato sta domanda, lo vorrai capire che non è aria?
Riepilogando:
- non hai fatto passi avanti con i complimenti sulla mia forma fisica
- non hai ottenuto nulla citando più volte i tuoi rapporti amicali col mio AD
- men che meno hai smosso qualcosa facendomi capire che occupi una posizione di prestigio
- manco il fatto di avermi mandato il tuo personal trainer a raccomandarti ha avuto successo alcuno
Io dico, ma falla finita!
Non sono una modella, non c'ho vent'anni, non sono manco procace ma lo vuoi capire che sarebbe il caso di dedicare le tue attenzioni ad altro?
La tua è una fissazione. Null'altro che una fissazione.
Ti basta accettare la sconfitta e vedrai che il mondo domani ti apparirà migliore.
Adesso, la cosa che mi fa incazzare è che per mantenere un minimo di cortesia, mi obblighi a interpretare un personaggio che non mi somiglia.
Mi obblighi a dire che sono troppo impegnata per prendere un caffé con te.
E questo non mi piace, perché è una cazzata.
La verità è che dovrei dirti "ingegne', possiamo pure prenderci sto caffé ma sappi che io e te sto rapporto sessuale che c'hai in testa non lo vivremo mai".
Solo che non è carino, dire così.
Però se insisti prima o poi giuro che te lo dico, eh?
Dio, qualcuno me ne liberi...

posted by Malì, alle 23:41 | link | commenti (9)